Programma
Utopie Concrete

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My family instilled in me the value of hard work, service and above all responsibility for our ourselves, our community and our future.

Sarah Parker

Sostegno alle donne per la maternità e il lavoro; alle famiglie di tutti i tipi e provenienza; a chi è precario nel lavoro e nella vita sociale

Essere oggi donna e madre è una sfida faticosa. Il calo demografico ed economico della nostra regione si può contrastare solo con serie politiche di sostegno all’autonomia dei giovani e alle famiglie nascenti. Per fare questo è necessario investire nelle persone che vogliono crescere nella nostra terra, quelle che hanno difficoltà a costruirsi un futuro e a trovare spazio in società.
Le donne in Liguria devono trovare servizi e spazi. Il carico familiare pesa (anche se dà gioia) sulle loro spalle e troppo spesso non lascia spazio ad altro. Il Covid ha mostrato quanto le donne siano state le più colpite sul piano professionale dal lock down. (vedi documento 1).
Dobbiamo investire in servizi all’infanzia, dagli asili alle attività pomeridiane nel tempo libero, efficienti e gratuite, per permettere alle madri di lavorare con serenità e portare oltre che uno stipendio a casa, un contributo necessario alla comunità. Dobbiamo incrementare le attività dell’Ufficio di parità regionale per spingere affinché ci sia più uguaglianza di genere nei luoghi di lavoro; dobbiamo incrementare i servizi domiciliari per anziani, soprattutto quelli soli, ma anche per coloro che non possono permettersi aiuti privati e gravano interamente sulle loro famiglie.
“Questa non è una Regione per giovani” parafrasando un celebre film dei fratelli Cohen. E non solo perché ne nascono pochi, ma soprattutto perché quelli che ci sono emigrano presto in cerca di lavoro o per proseguire gli studi. Il divario fra i salari di quelli nati dagli anni 80 e i loro padri è sempre più grande e le occupazioni sono precarie, instabili, prive di prospettive. Studiare non basta più per garantirsi un futuro e la posizione dei propri genitori determina ancora troppo spesso le opportunità e quindi le carriere dei figli. Siamo uno dei paesi europei con il più basso tasso di laureati eppure allo stesso tempo nel nostro paese il salario dei neo-laureati è tra i più bassi. Questo dimostra che non valorizziamo a sufficienza la competenza prediligendo il familismo.
I giovani devono avere sostegno per lo studio e per abitazioni, perché questo non è un compito che si può delegare solo alle banche e ai mutui privati (difficili da ottenere quando uno si presenta come precario). E ovviamente mettere in campo investimenti ingenti per ampliare il mercato del lavoro ligure in maniera strutturale. Sentiamo parlare di start-up come di un mantra che risolverebbe i problemi giovanili: non è così. Non è sufficiente dare ad un’impresa, di qualunque genere, qualche consulenza gratuita iniziale e poi lasciare i nostri novelli lavoratori soli, esposti al mercato, alla ricerca di fondi a concorso, con partita iva. Servono fondi di investimento pubblici o incentivi alle aziende private seri, che incubino le neoimprese e le facciano crescere attraverso finanziamenti stabili, sia in termini di fatturato che di personale assunto.

Le disuguaglianze di questa terra riguardano però anche le situazioni di fragilità determinate dal reddito, dalla provenienza etnica, dall’orientamento sessuale, religioso e culturale. A tutto questo c’è un unico antidoto di fondo: una forte svolta verso una cultura dell’accoglienza, dell’apertura della contaminazione, come è nei geni della nostra storia. Come si traduce in azioni concrete? Cessando la propaganda che alimenta le tensione mettendo gli ultimi contro gli ultimi, investendo soldi e risorse umane qualificate nel lavoro di assistenza sociale, controllata, monitorata e su base territoriale, delle centinaia di associazioni che lavorano a contatto con le persone: istituzioni no profit che stanno accanto ai malati terminali, agli anziani, alle donne che subiscono violenze, ai migranti, ai senzatetto, ai carcerati…Nessuno di noi potrà mai essere felice in un mondo di sofferenza e solitudine.

Ambiente, agricoltura, turismo - Crescita e sviluppo di aree verdi, agricoltura di qualità e percorsi turistici autentici e diffusi

Questo mondo è la nostra casa e lo dobbiamo rispettare esattamente come facciamo con le nostre abitazioni. Tutelarlo da inquinamento e danni atmosferici, lavarlo con cura dalla sporcizia, fare attenzione a non rompere quello che contiene poiché sono beni preziosi e utili. Ma anche arredarlo nel modo più bello possibile. Chi di noi butterebbe cartacce sul proprio pavimento o lascerebbe orde di amici devastare casa senza impedirlo? Bene, il nostro terreno è il pavimento del mondo, i nostri oggetti sono le parti dell’ecosistema nel quale viviamo e vivremo.
Lo spopolamento delle aree urbane ha lasciato dietro di sé desolazione e cemento, senza nemmeno più il conforto del lavoro. Le nuove reti di infrastrutture di trasporto e digitali però ci aprono una nuova straordinaria possibilità di ripensare il nostro modo di abitare il pianeta e la Liguria. Possiamo tornare a popolare i piccoli centri urbani, a vivere le campagne e i sobborghi senza rinunciare a connetterci con gli amici o alle novità che vengono dal mondo. Il nuovo pianeta è un villaggio dove i mezzi di trasporto e il web ci permettono di accorciare le distanze. Una terra di abitazioni diffuse che porti con se una riscoperta del lavoro agricolo, necessario per contenere il dissesto idrogeologico (perché i terreni abbandonati, le foreste bruciate ed estirpate non riescono più a svolgere la loro grande funzione di difesa dagli agenti climatici e contrasto all’inquinamento), ma anche un nuovo modo di fare turismo attraverso viaggi lenti di scoperta delle tante peculiarità artigianali ed enogastronomiche e la riscoperta dei beni culturali disseminati e nascosti in un museo diffuso a cielo aperto. Nel concreto serve meno marketing e più valorizzazione del territorio: prima dobbiamo ricostruire il rapporto con il nostro ecosistema e solo contestualmente comunicarlo. E questo sì può fare con incentivi e finanziamenti per incrementare trasporti ecologici (dalle reti ferroviarie al trasporto ciclabile), dare case nei borghi disabitati, mettere su aziende agricole facilitando l’assunzione agevolata di lavoratori bisognosi (da chi non ha reddito fino ai migranti), incentivando la ristrutturazione e l’ammodernamento delle piccole strutture alberghiere o bed&breakfast che offrono soggiorni autentici ed esperienziali, mettendo in rete le realtà museali e i beni culturali con ticketing unificato e percorsi narrativi provincia per provincia.

Ma la prima azione concreta che possiamo fare, per dare corpo e ossa a questa visione, è far sì che la Regione guidi tutte le imprese del territorio nella transizione, con l’obiettivo di rispettare i target climatici degli Accordi di Parigi e gli SDGs 2030. A questo proposito aderisco con convinzione alle linee guida su energia e edilizia, mobilità, rifiuti, tutela del territorio, turismo, produzioni alimentare, risorse idriche e monitoraggio ed educazione alla sostenibilità proposte da Friday For Future.

Digitale e industrie creative - Crescita del tessuto industriale attraverso i nuovi lavori digitali, la tecnologia e le professioni artistiche e creative

La Liguria ha un passato industriale e commerciale che fa ancora parte della nostra cultura, ma abbiamo nuove risorse e prospettive da introdurre per espandere il nostro mercato del lavoro. Siamo stretti in una lingua di terra fra il mare ed i monti: lo spazio è un tesoro raro. Ma possiamo e dobbiamo puntare sul nuovo crescente settore delle tecnologie digitali, un asset da costruire attorno al già esistente Istituto Italiano di Tecnologia, centro di sviluppo nazionale con sede agli Erzelli. Non solo robotica e nanotecnologie quindi, ma un polo di tecnologie digitali specie in ambito artistico e culturale che attragga con seri incentivi anche in termini di spazi gratuiti di lavoro e abitazione nuovi giovani professionisti. I settori della grafica, della comunicazione social, del videogame, dell’editoria digitale, delle tecnologie per i beni culturali, sono in forte espansione e possono portare la Liguria su un modello di economia sostenibile che trae ispirazione dal sistema californiano della Silicon Valley ma con dei correttivi che affrontino i problemi di carovita e affitti che hanno afflitto San Francisco. Inoltre è fondamentale puntare sullo sviluppo delle industrie creative: la musica, il teatro e la danza, il cinema non solo rendono la regione più ricca sotto il profilo culturale e umano ma sono fonte di lavoro e indotto per tutto il tessuto economico locale. Bisogna però uscire dal modello Totiano di dare soldi per spot sulla Liguria. I fondi servono per fare lavorare ed emergere i professionisti e i talenti che vogliono insediarsi nella nostra regione. Il marketing territoriale, che studio e insegno da anni, non è pubblicità, è valorizzazione strategica delle risorse di un territorio per uno sviluppo sul lungo termine con attrazione di investimenti pubblici e privati.

Porto, navi merci e persone - Connessioni via mare e via terra per avere porti più sostenibili ma vivi, aperti alle persone, alle nuove idee alle merci

Abbiamo visto in questi ultimi tempi quanto è legato il benessere della nostra regione all’efficienza delle sue reti di trasporto. Turismo e trasporti vivono di questo, ma anche la produzione industriale non si può muovere senza la logistica. Bisogna assolutamente potenziare il prima possibile le reti esistenti e aggiungerne di nuove, rispettando il territorio e le comunità che attraversano.
I porti sono i centri nevralgici delle nostre città, dobbiamo trattenere più risorse fiscali possibili derivanti dai porti anche attraverso il possibile futuro accordo sull’autonomia regionale per investire in porti più grandi, più digitali e più verdi. Il governo ha stanziato i fondi per l’elettrificazione delle banchine (cold ironing), è urgente portare avanti quanto prima questi lavori che possono ridurre l’impatto ecologico. Nel prossimo futuro sicuramente grandi opportunità arriveranno dai fondi europei e non possiamo non coglierle.
I cantieri di costruzione e riparazione navale sono un’eccellenza del nostro territorio che impiega tra lavoro diretto e indiretto migliaia di persone. Anche qua dobbiamo affiancare investimenti per il necessario ampliamento dei bacini di costruzione e di carenaggio all’utilizzo di nuove tecnologie verdi per ridurre l’impatto durante i lavori ma anche per sviluppare nuovi filoni di costruzione e riparazione di navi ibride, demolizioni ecologiche e l’impiego di altre future tecnologie che possono essere sviluppate nel nostro polo universitario del mare insieme alle imprese del settore.
Un porto sempre più automatizzato per assurdo ha ridotto le ricadute positive nei suoi dintorni perché dà meno lavoro diretto e quindi meno ricchezza sul territorio limitrofo, bisogna quindi dedicarsi a migliorare la cura delle zone limitrofe per non renderle inospitali, in primis completando le tante aree verdi promesse e mai realizzate e poi garantendo servizi adeguati che possano migliorare le condizioni di vita e lavoro delle famiglie della zona.

Il mare è anche una grande risorsa turistica e ittica, dobbiamo continuare a preservare i parchi marini e valorizzare i prodotti di pesca locale garantendone la qualità e la sostenibilità.

Lavoro, comunità, sicurezza e ambiente possono e devono andare tutte insieme a braccetto.

Salute, cura e persone

Non sono un medico, nè un operatore sanitario. Sono una semplice utente dei servizi sanitari, come la maggior parte dei cittadini. Quello che ho capito però, attraverso le esperienze mie e della mia famiglia, è che dobbiamo fare tanta strada per portare la sanità all’efficienza, la trasparenza e l’universalità che tutti speriamo.

Il programma che sintetizzo qui in seguito e del quale allego copia completa è stato scritto da un gruppo di lavoro al quale ho avuto il piacere di prendere parte composto da medici e professionisti sanitari per il Partito Democratico. Quello che ha preso corpo è una visione strutturata di innovazione e sviluppo della cura della persone e della gestione sanitaria che sposo appieno.

La pandemia ci ha fatto capire che la salute è un bene non solo individuale ma anche collettivo e ha fatto emergere una maggiore consapevolezza delle persone nel campo della salute. Si è compreso che bisogna investire molto di più sulle attività di prevenzione, con particolare attenzione ai programmi vaccinali, di diagnosi precoce/screening e sugli aspetti della sicurezza sanitaria sul posto di lavoro e nella scuola.

I bisogni nell’area della salute sono cambiati: la vita media si è allungata, la popolazione è invecchiata e si è impoverita, sono aumentate le cronicità, le fragilità, le disabilità, le complessità cliniche. Ormai è raro che una persona abbia una sola malattia.
Si è modificato anche il contesto assistenziale: sempre più sofisticate e costose tecnologie in un contesto di ristrettezze economiche e di personale, molti presìdi territoriali e ospedalieri strutturalmente obsoleti e inadeguati. In compenso si è avuta una grande valorizzazione delle professioni sanitarie non mediche con un approccio sempre più multiprofessionale e interdisciplinare in ogni situazione clinica e organizzativa.

Questi cambiamenti devono tradursi in un’offerta del servizio sanitario diversa da quello attuale, costruita per una popolazione molto differente potenziando il territorio perché i bisogni sanitari si risolvono principalmente a casa della persona e perché questo consente di rendere più efficiente l’ospedale.

Vogliamo un servizio sanitario pubblico, universale, che coniughi equità e eccellenza, fondato sui bisogni reali delle persone, di cui la Regione sia regista e garantisca trasparenza e competenza.

Il privato in Sanità deve essere indirizzato e controllato dalla Regione: in altre parole va accreditato solo quello che serve per bisogni non altrimenti soddisfatti dalle strutture pubbliche, con un rigido controllo della qualità e degli esiti di salute.

Alcune proposte più specifiche

  • Il Medico di Medicina Generale deve tornare ad essere il “Medico di Famiglia, di fiducia” che si prenda carico e guidi le scelte della persona nel percorso di prevenzione dell’insorgenza o di aggravamento delle malattie, programmando visite, controlli specialistici, esami diagnostici, in modo tempestivo e appropriato ai bisogni di ciascuno. In questo modo la salute delle persone sarà migliore e le liste d’attesa per visite specialistiche, esami diagnostici e chirurgia ambulatoriale avranno tempi appropriati, equi e certi
  • Il Distretto Socio-sanitario deve diventare il luogo dove il cittadino trova non solo i servizi amministrativi sanitari e gli ambulatori specialistici, ma la sede dove trovare l’ascolto e la risposta a bisogni specifici come la distribuzione di farmaci, presidi e protesi, l’accesso all’assistenza domiciliare, infermieristica, ostetrica, fisioterapistica, psicologica, alla riabilitazione, e un punto in cui trovare sempre un Medico in caso di assenza del proprio, in grado di assicurare la continuità delle cure
  • Le Case della Salute, espressione della massima complessità dell’assistenza territoriale, devono arricchirsi di funzioni anche di primo intervento per codici bianchi o verdi, con apertura di 12 ore, dotati di una diagnostica di base, e triage per accesso ai Pronto Soccorso ospedalieri con auto medica. Le Case della Salute, se collocati in presidi idonei, possono sede di ospedali di comunità a gestione del medico di famiglia e infermieristica
  • La donna, la coppia, i bambini, gli adolescenti con i loro bisogni (gravidanza, nascita, contraccezione, prevenzione, educazione sanitaria, contrasto alle dipendenze, supporto neuropsicologico, tutela) devono trovare una risposta multiprofessionale in una sede unica (il consultorio), distribuita in modo razionale nell’area regionale e che sia in relazione con le scuole, con il mondo del lavoro e con le altre aree sanitarie
  • Le persone anziane, o fragili, o disabili o non autosufficienti, devono trovare sul territorio assistenza che non sia solo di ricovero in strutture sanitarie o socio-sanitarie (le RSA, da riformare profondamente), ma soprattutto di semi residenzialità, centri diurni, mini appartamenti (co-housing) in condomini comuni con supporto di infermiere e badanti di comunità, e del volontariato
  • Ogni ospedale della Regione deve avere un compito specifico: 1) pochi e geograficamente baricentrici dedicati a patologie ad alta complessità, con tecnologie avanzate e dipartimenti di emergenza-urgenza di elevato livello, 2) altri più diffusi sul territorio dedicati a pazienti a media complessità dotati di Pronto soccorso, e 3) altri caratterizzati da funzioni medico-riabilitative, o geriatriche e/o di day-hospital/day surgery e dotati di punti di primo intervento
  • Gli ospedali devono essere integrati tra loro e con il territorio e non funzionare come strutture “chiuse”. Al loro interno l’organizzazione va rivista alla luce dei dati epidemiologici, puntando su un modello centrato sulla persona più che sulla singola patologia acuta che ha causato il ricovero. Una strutturazione per intensità di cura (alta per pazienti critici e in terapia intensiva o semi intensiva, media per i pazienti in ricovero ordinario e bassa per la transizione verso i servizi territoriali) risponde ad una effettiva presa in carico del paziente in tutti i suoi bisogni da parte di un’equipe multiprofessionale e interdisciplinare
  • Un servizio sanitario regionale deve rapportarsi con l’Università e con gli altri enti di ricerca in modo concreto proponendo da una parte lo sviluppo di “nuovi saperi” (per esempio nuovi modelli organizzativi-gestionali in sanità, la medicina territoriale, le modalità del lavoro in team multiprofessionali e di presa in carico globale del paziente, la prevenzione, la valutazione dei bisogni e delle autonomie, l’impatto sulla salute delle condizioni psico-sociali, le peculiarità della medicina di genere, le dipendenze ecc) e dall’altra programmando il numero e la specificità dei professionisti sanitari da formare in relazione ai bisogni assistenziali regionali e supportando le attività di ricerca traslazionale, opportunità unica offerta da un servizio sanitario regionale omogeneo e momento di crescita di tutto il sistema e di promozione dell’eccellenza
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